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Cosa pensate dell'uso dei termini stranieri nella lingua italiana?

Oggi leggevo un articolo scritto da un studente canadese riguardo l'uso "incontrollato" di termini stranieri in italiano. La domanda posta era questa: perché se esistono dei corrispettivi italiani di queste parole straniere, vengono ignorati?

Perché, ad esempio, al posto della parola "touchscreen" non usiamo "schermo tattile"? 

Qual è la vostra posizione e opinione riguardo questo fenomeno?

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Comments

 

L'uso dei termini stranieri (inglesi, nella stragrande maggioranza dei casi) è spesso eccessivo.

C'è da dire, però, che semplificano di molto la vita (la grammatica inglese è più semplice della nostra, ma il loro lessico più ampio e puntuale).

 Touchscreen sono due sillabe, schermo tattile cinque. Lo stesso vale per weekend e fine settimana.

Smartphone sempre due sillabe, telefon(in)o multifunzione (la traduzione forse più appropriata) arriva quasi all'endecasillabo. Nello scritto bisognerebbe sempre propendere per le parole italiane, ma nel parlato... be', forse è più comodo approfittare della globalizzazione del linguaggio, che ne pensi/pensate?

Grazie Simone per il commento.

In effetti anch'io penso che l'inglese sia più "economico", abbia dei vantaggi rispetto all'italiano e fino ad oggi non ho mai pensato che ci fosse qualcosa di "ingiusto" nell'usare un termine inglese al posto di uno italiano. E' pur vero che dovrebbe essere così anche per altre lingue, ma, in realtà accade che non sempre vi è un adozione passiva di un termine, come avviene nel caso della lingua italiana; in cinese, ad esempio, esiste la traduzione di molti termini inglesi, che noi utilizziamo come se fossero nostri: mail o download. 

Ho provato a visitare dei siti di giornali on line: Repubblica e Il Corriere recano la scritta "Homepage" sulla prima pagina, Le Monde usa "En ce moment",  El País "Está pasando", Xinhua, un giornale cinese, è completamente scritto in cinese, i giapponesi usano un alfabeto per tradurre tutte le parole straniere, quindi c'è scritto homu in giapponese (dall'inglese "home").

 

Dal punto di vista di questo studente era come se "mancassimo di rispetto" alla lingua italiana, come se non sapessimo più come maneggiarla, come se volessimo sminuirne la sua bellezza e ricchezza, o dimostrassimo una certa aridità e la nostra incapacità nel dare soluzioni più adeguate, forse anche più comode (soprattutto per chi l'inglese non l'ha mai studiato) e "indigene" a fenomeni che vengono da fuori, entrano a far parte della nostra vita e che si possono spiegare anche utilizzando delle parole italiane.   

Perciò mi chiedo: siamo veramente noi ad approfittare della globalizzazione o la globalizzazione erode ciò che ci appartiene e che dovremmo, quando è possibile, continuare a preservare?

ps. scusate per gli errori e orrori (uno studente, un'adozione) che trovate nel testo. Poco prima di pubblicarlo ho modificato alcune parole del testo e non ho badato alle correzioni che andavano fatte.

Io concordo pienamente con lo studente canadese. In effetti, se ben ci pensiamo, siamo bombardati ogni giorno da una miriade di parole e frasi provenienti da altre lingue, per lo più di matrice anglofona. Adesso, non è che io abbia nulla in contrario al fatto che si possa utilizzare nel linguaggio comune qualche parola straniera, tuttavia mi rendo conto di una sempre più evidente contraddizione: oggi nella scuola italiana si "insegna" un inglese al quanto maccheronico e poco o nulla coerente con gli standard europei. Come se non bastasse l'inglese che ci viene inculcato a scuola è quello modellato sul prototipo londinese, mentre quotidianamente siamo bombardati dall'inglese americano tramite i media, la TV etc. IL risultato? Non sappiamo parlare affatto l'inglese- gli stessi insegnanti che lo praticano sono più ignoranti degli studenti il più delle volte- e nemmeno l'italiano. Ricordo sempre con piacere quella bellissima metafora oraziana sulla lingua: la lingua è una pianta e le parole ne rappresentano il fogliame. Le parole dunque, per loro natura, sono destinate a "seccare" e ad essere sostituite da nuovi termini, anche coniati da poco. Tuttavia se la pianta perdesse tutte le proprie foglie? Ti lascio con questa domanda ;)

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