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l'imperfetto italiano

Quando avevo quindici anni studiavo francese nel liceo de la mia città. Il professore era un uomo grasso, calvo e con il naso all'insù. Tuttavia aveva faccia di buona persona e senza dubbio era il migliore professore che ho mai avuto. Ancora ricordo le sue lezioni e la sua voce quando ci insegnava il verbo être. Noi non gli facevamo attenzione e semplicemente cercavamo la manera de non annoiarci troppo.
A mezzogiorno mangiavamo tutti insieme in mensa e doppo una piccola partita di carte ritornavamo alla clase. Le due ultime lezioni erano sempre le più difficili, latino e storia. I miei compagni si addormentavano ma io preferivo scrivere un lettera alla mia fidanzata segreta.
Doppo, sull'autobus, la lasciavo cadere sulla sedia che lei occupava ogni pomeriggio per tornare a casa. La durata del viaggio era di dieci minuti, dieci minuti che io la guardavo aspettando sempre uno sguardo, forse una risposta, forse un'occhiata. Allora io sempre pensavo che lei sapeva chi era l'autore di quelle bellissime lettere d'amore.
Oggi sò che lei ha una grande responsabilità di tutto il successo dei miei romazi di amore, ma sò anche che mi manca e che sempre la cercherò

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    l'imperfetto italiano

    Quando avevo quindici anni studiavo francese nel liceo de la della mia città. Il professore era un uomo grasso, calvo e con il naso all'insù. Tuttavia aveva una faccia di da buona persona buona e senza dubbio era il migliore professore che ho mai avuto. Ancora ricordo le sue lezioni e la sua voce quando ci insegnava il verbo être. Noi non gli facevamo prestavamo attenzione e semplicemente cercavamo la manera maniera de di non annoiarci troppo.
    A mezzogiorno mangiavamo tutti insieme in mensa e doppo una piccola partita di carte ritornavamo alla nella classe. Le due ultime due lezioni erano sempre le più difficili, latino e storia. I miei compagni si addormentavano ma io preferivo scrivere un lettera alla mia fidanzata segreta.
    Doppo, sull'autobus, la lasciavo cadere sulla sedia che lei occupava ogni pomeriggio per tornare a casa. La durata del viaggio era di dieci minuti, dieci minuti che in cui io la guardavo aspettando sempre uno sguardo, forse una risposta, forse un'occhiata. Allora io sempre pensavo sempre che lei sapeva sapesse chi era l'autore di quelle bellissime lettere d'amore.
    Oggi so che lei ha avuto una grande responsabilità di per tutto il successo dei miei romazi di' amore, ma so anche che mi manca e che sempre la cercherò sempre.

     

    bravissimo ;)

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